L’apprendimento e la memorizzazione di nuove informazioni e nozioni sono processi che possono rivelarsi lunghi e fastidiosi. Quando abbiamo finalmente memorizzato l’informazione, siamo solo all’inizio perché il cervello ha l’irritante tendenza a distruggerla con un’efficacia infallibile. È tutta scritto nella curva dell’oblio… Ti sarà sicuramente capitato di seguire una lezione o un corso e accorgerti a breve di ricordarne poco o nulla. O magari di pensare a un libro o un articolo letto qualche tempo prima e constatare che la maggior parte delle informazioni sembrano misteriosamente svanite dal cervello. Per questo ora vediamo più da vicino come funziona questo processo e una volta che ti sarà chiaro come si dimentica, saprai anche come evitarlo e apprendere al meglio.

curva dell'oblio

Come funziona la nostra memoria?

In effetti, ciò che memorizziamo inizia a disintegrarsi molto rapidamente, già a distanza di poche ore dall’apprendimento, come possiamo notare nel grafico qui sotto. Non ci possiamo fidare della nostra memoria! A poche ore da un corso abbiamo già dimenticato il 50% del suo contenuto; dopo due giorni le informazioni sono quasi sparite del tutto… Questo fenomeno, noto come curva dell’oblio, è studiato da tempo ma mi sorprende ogni volta constatare che pochissime persone sembrano conoscerloè un peccato, perché potrebbe far risparmiare ore ed ore di lavoro e studio.

Perché dimentichiamo così velocemente? È una decisione volontaria del nostro cervello che, per non sovraccaricarsi, preferisce lasciar andare alcune informazioni subito dopo averle apprese. D’altra parte immagina cosa accadrebbe se accumulassimo per sempre tutte le informazioni con cui entriamo in contatto durante la nostra vita: ce ne vorrebbe di posto, per immagazzinarle – e il nostro cervello certo non ne ha tanto.

curva dell'oblio

Cos’è la curva dell’oblio?

Queste cose le sappiamo grazie agli studi sulla curva dell’oblio di Hermann Ebbinghaus, intorno al 1885. Lo studioso voleva capire a che ritmo il nostro cervello dimentica le informazioni. A questo scopo, organizzò uno studio sulla memorizzazione di sillabe senza significato – come “IFD” ad esempio – per poi tracciarne e studiarne i risultati su una curva, in seguito nota appunto come curva dell’oblio, in cui traspare lo schema del declino dell’informazione nella nostra memoria. Cioè, come la nostra memoria dimentica un’informazione dopo qualche ora e poi dopo qualche giorno dal momento in cui l’abbiamo imparata.

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La curva dell’oblio di Ebbinghaus, fonte : sidsavara.com

La curva dell’oblio prova anche come non sia sufficiente apprendere un’informazione per poter vantarsi di averla fatta propria, quindi di averla immagazzinata nella nostra memoria a lungo termine. H. Ebbinghaus ha scoperto che, affinché un’informazione sia davvero assorbita dal nostro cervello in modo duraturo, devono esserci due presupposti: un apprendimento di qualità (cioè deve essere imparata in modo chiaro) e la ripetizione. Non basta apprendere, se poi ci si riposa sugli allori. Bisogna al contrario rinfrescare spesso la memoria ripetendo l’informazione e questo è il principio del sistema della ripetizione a intervalli.

Ho recentemente incontrato una ragazza francese che aveva trascorso in Italia un periodo di 10 mesi 4-5 anni fa: aveva enormi difficoltà ad esprimersi in italiano, nonostante mi dicesse che sino a qualche anno prima lo parlasse fluentemente. La mancanza di pratica le aveva fatto perdere la padronanza di una lingua che sembrava oramai padroneggiare. Posso assicurare che si tratta di una perdita temporanea perché mi stava succedendo lo stesso dopo l’Erasmus in Francia, ma con un po’ di sforzo sono riuscito a recuperare e a tenere allenato il mio francese.

 

Sistema di ripetizione dilazionata, per non dimenticare!

Il processo di memorizzazione si regge su 3 pilastri: la codifica, l’immagazzinamento e il ricordo. La codifica avviene quando si acquisisce un’informazione o una parola del vocabolario di una lingua straniera che vediamo per la prima volta. L’informazione ci arriva attraverso uno dei 5 sensi, a volte la vista (una parola letta per la prima volta su un giornale), a volte l’udito (una parola sentita alla tv per la prima volta) o tramite gli altri sensi, gusto, odorato, tatto.

La seconda tappa, l’immagazzinamento, corrisponde al momento in cui mettiamo questa informazione o nuova parola nella nostra memoria. La stocchiamo nel cervello. Gli studi di Hermann Ebbinghaus, e la relativa curva dell’oblio, hanno permesso di mostrare che uno dei metodi più efficaci per immagazzinare un’informazione è consolidarla, cioè rivedere la parola proprio prima di dimenticarla. La base dello Spaced Repetition System o sistema di ripetizione a intervalli.

Per farti capire: questo metodo si basa sul fatto che più il cervello ripeterà una informazione (tipo una parola straniera) e più essa verrà rafforzata nella memoria. Funziona così: immagina di fare un segno sulla sabbia; più lo tracci e più lascerai un segno profondo sulla sabbia. Allo stesso modo, più ripassi una parola nel cervello (cioè, più la ripeti), più la immagazzinerai in modo profondo e duraturo nella tua memoria.

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Oltre a questo però, affinché rimanga a lungo nella memoria, l’informazione deve anche essere appresa a un ritmo preciso: proprio prima di dimenticarla.

L’ultimo punto è il ricordo: cioè il momento in cui richiami l’informazione dal cervello per usarla. Se hai memorizzato davvero la parola straniera, la puoi richiamare quando ne hai bisogno, ad esempio per usarla durante una conversazione con un parlante straniero.

 

Se ti ho parlato così a fondo della curva dell’oblio e del sistema di ripetizione a intervalli è perché usiamo tecniche basate su queste teorie scientifiche nelle nostre app MosaLingua, così da farti imparare parole e frasi di una nuova lingua straniera in modo efficiente e duraturo. Con le nostre app impari una parola, poi l’algoritmo te la fa ripetere quando necessario finché non l’hai immagazzinata nella tua memoria a lungo termine.

Se vuoi approfondire il tema e capire quanto è importante il momento in cui ripeti, ti consiglio di leggere la seconda parte dell’articolo. Buona lettura!